domenica 15 aprile 2012

[143°] LA GERARCHIA DEI MECCANISMI DI ROTTURA DELLE SEZIONI IN C.A.

Mi par di capire dai quotidiani che per i prossimi 475 anni c'e' un buon 10% di probabilita' che la verde aumenti di 5 centesimi al litro. O sbaglio?!


 Via agli argomenti del post:

- rottura fragile vs. rottura duttile nei pilastri in c.a.
  una immagine metaforica per spiegarsi la gerarchia di resistenza
  tra meccanismi di rottura delle sezioni in c.a.

- parlando con gli spettri
  subito alla prova quanto appreso da un vecchio articolo sugli
  spettri di risposta delle strutture soggette a terremoto

- il Veneto semplifica le norme sismiche
  pare che non tutte le ciambelle riescano col buco, anche nelle
  aule consiliari



ROTTURA FRAGILE VS. ROTTURA DUTTILE NEI PILASTRI IN C.A.
Questo e' un appunto per me. Che magari puo' servire anche a qualcun altro.

A monte dell'appunto c'e' questo: capita che progredendo nella comprensione delle cose si debba ampliare la propria borsa degli attrezzi, cioe' affiancare a modelli collaudati di pensiero anche altri schemi piu' evoluti ma piu' difficili da padroneggiare.

E' capitato molte volte all'universita'. Ricordo il salto dal modello rigido al modello elastico, ad esempio. Ma evoluzioni di questo tipo se ne possono trovare quante se ne vuole.

In ambito sismico il salto e' dal mondo elastico a quello elasto-plastico e, confesso, le cose non sono facili da capire. Mi scuso: facili da intuire, perche' i nuovi schemi devono diventare "nativi" del nuovo modo di pensare del progettista.

Il progettista deve vedere, sentire, colloquiare agilmente col nuovo modello mentale. E c'e' bisogno di allenamento.

Io ad esempio ho sempre bisogno di una metafora. Forse sara' cosi' anche per voi.

Mi e' molto piu' facile sentire le cose se all'inizio del ragionamento metto una metafora che mi agevoli nell'acquisire e consolidare il nuovo schema.

Ecco perche' passando in auto frequentemente davanti ad un vecchio edificio sentivo che li' stava per nascere qualcosa di speciale: o un bell'incidente, oppure una metafora da condividere con i lettori di POA.

Ok. Vengo al sodo.

L'edificio non ho potuto fotografarlo per questioni di privacy (dovevo sporgermi in proprieta' privata e avrei dato troppo nell'occhio). Ma vi disegno schematicamente il piano terra, quello - guarda caso - dei garage.


 
Quei moncherini di pilastro al piano terra erano messi li' per dirmi qualcosa. Qualcosa che doveva diventare la metafora di un concetto ingegneristico. Un concetto che in modo nativo mi avrebbe dovuto mettere in guardia quando si parla di strutture resistenti ai terremoti.

Cosa cambia tra l'avere pilastri alti 2,70 m piuttosto che moncherini alti 30 cm?

Lo chiedo all'edificio: caro edificio cosa ti cambia se prendo i tuoi pilastri di 2,70 m e li accorcio sino a 30 cm e ti sparo un bel terremoto? Nulla, mi risponde l'edificio. Perche' la massa sta sempre in alto e le forze inerziali non cambiano, e il taglio alla base dei pilastri e' sempre lo stesso (in prima battuta).

Ma l'edificio non ha mai sperimentato veramente il terremoto e quindi risponde per quello che conosce: cioe' il mondo elastico. Il meschino e' calcolato appunto con le tensioni ammissibili.

Ma nel mondo elasto plastico? E a rottura?

Ed ecco la semplice intuizione che sara' la mia metafora. E' nella figura seguente (si ritenga tendente a zero l'altezza della figura).



Vedo bene due meccanismi resistenti nel pilastro, e quindi due meccanismi di rottura differenti: per T e per M appunto (sarebbe piu' corretto dire per sforzi normali). Per taglio e per momento flettente, che siamo sempre stati abituati a tenere separati nei nostri ragionamenti.

Li vedo anche in serie: perche' la rottura di uno solo mi comporta il collasso del tutto.

Quindi la metafora dice: se il pilastro e' adeguatamente alto da poter sviluppare meccanismi di rottura (di sezione) per flessione, posso far si' che sia proprio questo meccanismo a dissipare, nella sezione, l'energia cinetica del terremoto, e conseguentemente la rottura sara' duttile (controllabile).

Se invece il pilastro e' troppo basso, allora presentera' un meccanismo di rottura per taglio (non riesce a flettersi) e l'energia cinetica del terremoto verra' necessariamente dissipata nella sezione in modo fragile (improvvisamente ed in modo non controllabile e inefficace).

Le capriole concettuali in questa metafora sono pari al terremoto. Me ne rendo conto. Tuttavia mi sembra che dopo questo lavorio cerebrale si possa avere uno schema chiaro per spiegarsi questo nuovo concetto di rottura duttile e rottura fragile della sezione (la norma attuale vuole che vi sia rottura/dissipazione per situazioni di progetto sismiche!).

Fuori da metafora e per concludere questo appuntaccio, noto che non ho fatto altro che scimmiottare indegnamente il punto 7.3.6.2 delle NTC-2008.

Nel caso dei pilastri, poi, quanto scritto qui e' invece elegantemente riassunto nella formula (7.4.5) sempre delle NTC-2008.

Nel caso del mio edificio, il progettista avra' verificato le sezioni dei pilastrini con le tensioni ammissibili e pertanto in campo rigorosamente elastico. Quindi non e' detto (e certamente non lo e') che la somma dei momenti resistenti alle estremita' del moncherino, divisa per la piccola lunghezza lp che ne risulta, dia un taglio minore di quello effettivamente resistente.

E quindi le sezioni dei pilastrini monchi collasseranno in maniera fragile. Quindi non sara' possibile controllare la dissipazione di energia cinetica introdotta dal terremoto. Quindi non sara' verificato lo SLU di tipo STR. Quindi tutti resteranno sotto.

Chi glielo va a dire?


PARLANDO CON GLI SPETTRI
E' un'appendice al discorso di prima.

E' vero che modificando la lunghezza lp dei pilastri al piano terra non varia T alla base dell'edificio?

In auto mi ero risposto di si', in quanto vedevo la stessa massa totale M soggetta allo stesso moto del suolo Ag (in termini di picco).

Tuttavia le cose non mi pare stiano proprio cosi'. Interroghiamo lo spettro di risposta.

Variando la lunghezza dei pilastri al piano terra, in realta' si varia il periodo proprio dell'edificio (la faccio semplice e prendo il primo modo di vibrare).

Cio' comporta che nello spettro di risposta in termini di accelerazioni del mio edificio ci si sposti verso periodi di oscillazione minori: cioe' l'edificio diventa piu' rigido.

Il risultato e' che il taglio alla base e' (generalmente) maggiore che prima. E conseguentemente l'edificio con pilastrini monchi e' doppiamente sotto scacco strutturale: per azioni taglianti maggiori e per meccanismo di rottura fragile.

Questo - da quello che ho capito io - e' un caso di possibile crollo per piano debole (non si dica soffice, per carita').


IL VENETO SEMPLIFICA LE NORME SISMICHE
Siamo anche fortunati: alla linguetta -2011- sotto il post n. 114 e' la prova che giusto un anno fa scrivevo qui alle Premiate del disegno di legge veneto n. 126, di semplificazione in tema di norme antisismiche.

Ora quella proposta e' legge regionale.

Anticipo solo una considerazione, riservandomi il dovuto spazio in un futuro post.

Se si va alla scheda del progetto di legge, si possono trovare vari testi intermedi. Cio' perche' la nascita di una legge e' un po' una catena di montaggio, dove chi ha titolo per farlo, puo' apportare varie modifiche.

Richiamo l'attenzione sul seguente passo:

"Le autorizzazioni previste (...) non si applicano ai progetti e alle opere di modesta complessità strutturale, privi di rilevanza per la pubblica incolumità, individuati dalla Giunta regionale (...)".

e su come il medesimo passo era proposto immediatamente prima del voto in aula:

"(...) per i progetti e le opere di modesta complessita' strutturale individuati dalla Giunta Regionale non si applicano (...)".

I due testi differiscono per quel inciso - privi di rilevanza per la pubblica incolumita' - inserito nel testo di legge all'ultimo momento con un emendamento di un consigliere.

Si': proprio un umano.

A questo punto qui alle Premiate si accettano suggerimenti su quali siano le strutture prive di rilevanza per la pubblica incolumita'. Per davvero.

^  ^  ^

Mamma mia, questo lungo post andava bene per la "passione" di Pasqua.

Confermo che qui le cose sono stazionarie, con la lancetta a fondo scala su "Disaster".

Prima che mi prenda un attacco di panico, vi auguro 15 giorni di proficuo lavoro... e tanta salute.
Vs. POA


[ 143°] Capacity design in studing the collapse of c.a. cross sections.
No english version for this post... sorry.

sabato 24 marzo 2012

[142°] LO SPETTRO DI RISPOSTA (5 - fine)

Ed ecco finalmente l'ultima parte della traduzione (Appendice a parte, troppo specializzata per un blog)*.

Inquietante l'auspicio espresso nelle conclusioni, vero?!

Omnia munda mundis!

Credo sia stato un utile viaggio a ritroso nel tempo, quando l'ingegneria sismica si chiamava Engineering Seismology ed i computer erano Digital Computing Machines.

Quale insegnamento?

Mah, ognuno di noi e' una storia se'. Di mio dico che e' molto, ma molto difficile comprendere alcunche' senza calarsi nella storia, cioe' nel processo spazio-temporale in cui ogni cosa si pone, cresce, ed assume la sua forma finale.

E difatti e' proprio la forma finale delle cose ad oscurarcene la piena comprensione. Paradossalmente e' proprio la perfezione, finale e formale, di certe cose ad impedirci di capirle.

Prendete ad esempio una statua di Canova: riuscireste a far capire ad uno studente cosa sono gli ammassi geologici di marmo a partire dalle Tre Grazie? Dubito.

E cosi' e' successo per la matematica: troppo perfetta nel suo formalismo finale per farla capire ai comuni mortali. (E' la perfezione formale raggiunta dai matematici dell'8-900, ad esempio, che impedisce agli studenti medi di capire l'operazione di passaggio al limite).

E' invece affascinante vedere come curve spettrali di terremoti siano state ricavate con strumenti di tutt'altre discipline scientifiche. Solo sfruttando le analogie matematiche delle equazioni nei rispettivi ambiti.

Ricordo quel tale Prof. che a Padova risolse il problema delle oscillazioni di risonanza nei tubi-ponte solo inserendovi l'ammortizzatore di un mosquito.

Fantasia, spavalderia, intuizione, sregolatezza: sono tutte doti per chi cerca di capire.

Ma bando ai voli romantici, vi lascio una chicca.

E' il link alle memorie delle World Conferences on Earthquake Engineering, dalla prima conferenza del 56, a quella del 2008. Appunto qui trovate il contributo originale del Prof. Donald E. Hudson che le Premiate Officine Antisismiche hanno tradotto.

Non ricordo piu' chi mi ha regalato questo link, ma lo trovo un quanto di conoscenza di eccezionale interesse: solo leggendo i titoli dei contributi si vede com'e' evoluta l'ingegneria sismica negli ultimi cinquanta anni.

Un grazie a questo ignoto linkatore.

^  ^  ^

Bene. Un buon caffe'. 
Spero condividiate.

Vi lascio con l'augurio di un proficuo lavoro.
Vs. POA  

* P. S. : i documenti creati da POA sono memorizzati in Google Documents. Alcune versioni di Internet Explorer falliscono nella loro visualizzazione. Firefox, gia' dalla versione 3.0, non fallisce un colpo. E ora e' alla 11.0. 
Non capisco cosa aspettate ad installarvelo...

[ 142°] Response spectrum in earthquakes analysis (5th part, last).
No english version for this post... sorry.

domenica 18 marzo 2012

[141°] LO SPETTRO DI RISPOSTA - 3 e 4

Vi lascio con la terza e la quarta parte della traduzione dell'articolo sugli spettri di risposta.

Potremmo intitolarle assieme: le applicazioni dello spettro di risposta.

Per questo caffe', io ho finito l'energia.

Vi lascio con la speranza vi possano interessare ed appassionare come lo e' stato per me. 

A presto.
Vs. POA  

1a puntata di 5: L'integrale di Duhamel o di convoluzione
2a puntata di 5: Il coefficiente di sismicita' C
3a e 4a puntata di 5: Applicazioni dello spettro di risposta

La 5a puntata che trattera' su come ricavare lo spettro di risposta verra' pubblicata (salvo imprevisti) il 25 marzo 2012.
 
[ 141°] Response spectrum in earthquakes analysis (3rd and 4th Parts).
No english version for this post... sorry.

domenica 11 marzo 2012

[140°] LO SPETTRO DI RISPOSTA - 2

Ecco la seconda parte - tradotta in italiano - dell'articolo sugli spettri di risposta.

Chi desidera trova quanto sino ad ora tradotto, in un unico file pdf (mi scuso se ad un certo punto i font mi sono saltati addosso).

Se la prima parte poteva intitolarsi "L'integrale di Duhamel o di convoluzione", questa seconda parte merita il titolo de "Il coefficiente di sismicita' C".

La vedo come un'occasione per riandare ai vecchi concetti base dell'ingegneria sismica. Alcuni dei quali probabilmente passati in secondo piano, nelle nuove norme tecniche, come appunto il coefficiente di sismicita'.

A dire il vero la normativa italiana pre-NTC 2008 chiamava questo coefficiente col nome di Coefficiente di Intensita' Sismica e lo definiva come C = (S-2)/100.

S a sua volta era il Grado di Sismicita' e valeva 7 o 9, potendo pero' arrivare sino a 12. Cosicche' la forza orizzontale era inizialmente fatta corrispondere al 5% ovvero al 7% del peso sismico della struttura.

A memoria richiamo che il Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici col parere 264 del 13 dicembre 2005 - rilasciato sui dubbi sollevati dalle allora vigenti NTC-2005 - introdusse per la prima volta il valore S=4 per le zone sismiche 4.

Ne consegui' un coefficiente d'intensita' sismica pari a C = (4-2)/100 = 0,02.

Non che in questo parere non vi siano capriole intellettuali, ma va da se': sono tutti professori universitari o quasi. E cosa ancora piu' importante, S = 4 e' il valore a suo tempo recepito dal Veneto con deliberazione regionale 71 del 22 gennaio 2008.

A proposito di capriole intellettuali: con le NTC 2008 cambiarono pure alcuni professori, col risultato che per le zone sismiche 4 il coefficiente d'intensita' sismica ora vale S = 5 (vedasi il punto 2.7 delle nuove norme tecniche).

Con questi chiari di luna credo sia evidente che un computer da solo non basta per garantire la sicurezza, ma sia opportuno che a monte ed a valle del calcolo automatico ci sia Umano (secondo le rispettive competenze).

^  ^  ^

Bene. Anzi, benissimo.
Un post d'epoca, buono come una pausa... al caffe' greco.

Vi auguro di star bene. Di cuore.
Vs. POA  

1a puntata di 5: L'integrale di Duhamel o di convoluzione
2a puntata di 5: Il coefficiente di sismicita' C
3a puntata --> 18 marzo 2012
4a puntata -->  18 marzo 2012
5a puntata  --> data da stabilirsi
 
[ 140°] Response spectrum in earthquakes analysis (2nd Part).
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