Opss, questo e' molto imbarazzante per POA.
Sono costretto a rinviare il post di qualche giorno...
C'e' un paio di signori che se non vedono (ieri) il mio lavoro terminato, hanno detto che mi appendono in giardino per le palle.
Sob.
Quattro chiacchiere d'ingegneria sismica durante la pausa caffè (blog dal 2007)
domenica 15 settembre 2013
martedì 6 agosto 2013
[167°] I POLIGONI DI THIESSEN
La pietra scartata dal costruttore e' diventata testata d'angolo. Il che e' tutto dire.
Via subitissimo agli argomenti del post:
- Postille a "La protezione e riparazione delle strutture
di cls"
Un chiarimento dell'Autore sul Piano della Qualita'
- I poligoni di Thiessen
Come prendere a prestito strumenti da altre discipline
ricorrendo ad AdB Toolbox ed al Portale Cartografico
Nazionale
- I saluti di POA
In ferie con un gadget per i lettori piu' affezionati.
POSTILLE A "LA PROTEZIONE E RIPARAZIONE DELLE STRUTTURE DI CALCESTRUZZO"
Confesso candidamente che quando ho sentito Marco parlarmi di Piano della Qualita' ho provato smarrimento.
Ma come: l'ennesimo piano? A noi italiani, per giunta! Che neppure sappiamo la differenza tra un piano ed un programma...
Gli ho subito chiesto un chiarimento per i lettori di POA perche' temevo avrebbero chiuso con questo blog.
Ecco il chiarimento ricevuto:
"Il Piano della Qualita' (PQ) è un documento che illustra come l'impresa che eseguirà i lavori intende approcciare la commessa, suddividendo la descrizione per 'processi'. Per le imprese certificate ISO 9001 è un documento usuale. In questi casi il PQ descrive come l'impresa intende applicare il proprio Sistema Qualità alla specifica commessa. Per le imprese non certificate il PQ illustrerà semplicemente le modalità organizzative ed esecutive che verranno seguite durante i lavori. Non serve scrivere dei papiri. Basta inquadrare bene i processi, essere chiari e concisi. Alla fine si deve capire bene come l'impresa intende approcciare il lavoro."
Ho subito capito tutto: (mi vergogno ma) e' l'eterna mia lacuna culturale. E' la mia mancanza di conoscenza di quel mondo che va sotto il nome di Gestione della Qualita'. Sia che si tratti di una azienda, sia che si tratti di uno studio professionale.
E pensare che la gestione della qualita' aziendale entra dappertutto: dalla qualificazione degli esecutori di lavori pubblici (ricordate il vecchio DPR 34/2000?) alla gestione della salute e sicurezza sul lavoro (...ed il recente D. Lgs. 81/2008?).
Purtroppo sono figlio di una formazione universitaria nella quale non c'era spazio per concetti aziendali ad uso dell'ingegnere, a meno che non optasse esplicitamente per un indirizzo manageriale.
Chissa' se e' ancora cosi'.
I POLIGONI DI THIESSEN
Sentite qua: io non ho da insegnare alcunche' a nessuno. Quindi ve la faccio semplice che di piu' non si puo'. Fa caldo, sto sudando, e quindi passarsi un quanto di conoscenza deve essere all'insegna del no-stress.
Vediamo.
I poligoni di Thiessen nascono tradizionalmente per un uso meteorologico. Alle Officine pero' non si butta via niente.
Quindi supponiamo di avere installato da qualche parte un pluviografo. E' piovuto e il pluviografo segna +15 mm di pioggia raccolta.
Ci chiediamo: geograficamente parlando, fino a dove si puo' estendere questo dato? Ovvero, qual'e' la superficie geografica sulla quale si puo' ritenere siano caduti 15 mm di pioggia?
Guardandoci intorno scopriamo pero' che dopo qualche chilometro c'e' un secondo pluviografo, che per la stessa pioggia ha registrato solo +5 mm di pioggia.
Allora?
Allora suddividiamo la superficie geografica che ci interessa in due parti: la parte formata dai punti piu' vicini al primo pluviografo (+15 mm di pioggia), e la seconda parte formata dai punti piu' vicini al secondo pluviografo (+5 mm di pioggia).
A vederlo e' piu' semplice che a dirsi.
L'area d'interesse e' simulata dal rettangolo verde. Il primo pluviografo e' a destra. Il secondo e' a sinistra.
La successiva linea verticale e' la mediana (l'ortogonale nel punto di mezzo) della congiungente i due pluviografi.
I due rettangoli risultanti sono i due poligoni di Thiessen: ogni punto appartenente ad uno dei due poligoni (rettangoli) di Thiessen e' piu' vicino al suo pluviografo che all'altro pluviografo. Ovviamente i punti della mediana sono equidistanti dai due pluviografi.
Quindi potremmo (ragionevolmente) dire che tutti i punti del poligono di Thiessen di sinistra hanno ricevuto +5 mm di pioggia. Mentre tutti i punti del poligono di Thiessen di destra hanno ricevuto +15 mm di pioggia.
Per chi non e' ingegnere, ma matematico puro, diro' che i punti della mediana hanno ricevuto (+5 +15) / 2 = +10 mm di pioggia.
Se di pluviografi ce ne sono molti, la figura dei poligoni di Thiessen diventa piu' figa:
Dove ogni segmento e' la mediana di una congiungente due pluviografi. I nostri amici meteorologi chiamano ognuno di questi poligoni di Thiessen col nome di topoieta.
Ed a noi ingegneri col pallino della sismica che ce ne viene?
Bah... il passatempo che segue, per dire.
Disegnamo le regioni d'Italia:
Poi prendiamo le zone sismogenetiche del Modello ZS9, disegnamole avendo cura di segnare i baricentri areali (centroidi) delle varie zone:
Montiamo le zone sismogenetiche sulle regioni d'Italia:
E teniamoci per semplicita' visiva solo l'Italia con i centroidi:
Costruiamo il piu' piccolo involucro "quasi-convesso" che contenga l'Italia e tutti i centroidi (in realta' e' l'unione dei piu' piccoli involucri convessi costruiti separatamente per l'Italia e per i centroidi):
Prendiamo solo questo involucro convesso e i centroidi...
e disegnamo i poligoni di Thiessen:
Se montiamo i poligoni di Thiessen sull'Italia possiamo vedere per ogni localita' quale sia il centroide piu' significativo:
ovvero la zona sismogenetica deputata a essere la piu' influente:
Se il caldo non mi uccide vedremo in futuro qualche idea per applicare tutto cio' al Metodo di Cornell. Ovviamente con la dovuta grazia.
P.S.: di AdB Toolbox ne ho gia' parlato su POA. Lo potete scaricare assieme ai file in formato shape qui usati, direttamente dal Portale Cartografico Nazionale.
I SALUTI DI POA
Si chiude qui il sesto anno di POA (il 1° post!).
E' arrivato il momento di staccare un po', almeno per onorare l'estate.
Ringrazio tutti i lettori, i commentatori, i suggeritori anonimi e quelli occulti. Ringrazio tutti.
Un abbraccio sincero a Marco, se lo merita.
Vi auguro la piena salute, un po' di riposo del guerriero, e quindi di ripartire alla grande con i Vs. progetti.
Le Premiate Officine Antisismiche chiudono per ferie. Si riapre con grandi propositi (e con Marco) il prossimo 15 SETTEMBRE.
Vi aspetto.
Vs. POA
Ah... il gadget: consiste nella serie di puntate su La saldatura di qualita' scritta da Marco Torricelli per POA che sara' inviata subitissimo via posta elettronica in un unico file 'pdf' a tutti i lettori "registrati".
[ 167°] The properties of Thiessen's polygons
No english version for this post... sorry.
Via subitissimo agli argomenti del post:
- Postille a "La protezione e riparazione delle strutture
di cls"
Un chiarimento dell'Autore sul Piano della Qualita'
- I poligoni di Thiessen
Come prendere a prestito strumenti da altre discipline
ricorrendo ad AdB Toolbox ed al Portale Cartografico
Nazionale
- I saluti di POA
In ferie con un gadget per i lettori piu' affezionati.
POSTILLE A "LA PROTEZIONE E RIPARAZIONE DELLE STRUTTURE DI CALCESTRUZZO"
Confesso candidamente che quando ho sentito Marco parlarmi di Piano della Qualita' ho provato smarrimento.
Ma come: l'ennesimo piano? A noi italiani, per giunta! Che neppure sappiamo la differenza tra un piano ed un programma...
Gli ho subito chiesto un chiarimento per i lettori di POA perche' temevo avrebbero chiuso con questo blog.
Ecco il chiarimento ricevuto:
"Il Piano della Qualita' (PQ) è un documento che illustra come l'impresa che eseguirà i lavori intende approcciare la commessa, suddividendo la descrizione per 'processi'. Per le imprese certificate ISO 9001 è un documento usuale. In questi casi il PQ descrive come l'impresa intende applicare il proprio Sistema Qualità alla specifica commessa. Per le imprese non certificate il PQ illustrerà semplicemente le modalità organizzative ed esecutive che verranno seguite durante i lavori. Non serve scrivere dei papiri. Basta inquadrare bene i processi, essere chiari e concisi. Alla fine si deve capire bene come l'impresa intende approcciare il lavoro."
Ho subito capito tutto: (mi vergogno ma) e' l'eterna mia lacuna culturale. E' la mia mancanza di conoscenza di quel mondo che va sotto il nome di Gestione della Qualita'. Sia che si tratti di una azienda, sia che si tratti di uno studio professionale.
E pensare che la gestione della qualita' aziendale entra dappertutto: dalla qualificazione degli esecutori di lavori pubblici (ricordate il vecchio DPR 34/2000?) alla gestione della salute e sicurezza sul lavoro (...ed il recente D. Lgs. 81/2008?).
Purtroppo sono figlio di una formazione universitaria nella quale non c'era spazio per concetti aziendali ad uso dell'ingegnere, a meno che non optasse esplicitamente per un indirizzo manageriale.
Chissa' se e' ancora cosi'.
I POLIGONI DI THIESSEN
Sentite qua: io non ho da insegnare alcunche' a nessuno. Quindi ve la faccio semplice che di piu' non si puo'. Fa caldo, sto sudando, e quindi passarsi un quanto di conoscenza deve essere all'insegna del no-stress.
Vediamo.
I poligoni di Thiessen nascono tradizionalmente per un uso meteorologico. Alle Officine pero' non si butta via niente.
Quindi supponiamo di avere installato da qualche parte un pluviografo. E' piovuto e il pluviografo segna +15 mm di pioggia raccolta.
Ci chiediamo: geograficamente parlando, fino a dove si puo' estendere questo dato? Ovvero, qual'e' la superficie geografica sulla quale si puo' ritenere siano caduti 15 mm di pioggia?
Guardandoci intorno scopriamo pero' che dopo qualche chilometro c'e' un secondo pluviografo, che per la stessa pioggia ha registrato solo +5 mm di pioggia.
Allora?
Allora suddividiamo la superficie geografica che ci interessa in due parti: la parte formata dai punti piu' vicini al primo pluviografo (+15 mm di pioggia), e la seconda parte formata dai punti piu' vicini al secondo pluviografo (+5 mm di pioggia).
A vederlo e' piu' semplice che a dirsi.
L'area d'interesse e' simulata dal rettangolo verde. Il primo pluviografo e' a destra. Il secondo e' a sinistra.
![]() |
| Superficie (verde) sottesa dai due pluviografi |
La successiva linea verticale e' la mediana (l'ortogonale nel punto di mezzo) della congiungente i due pluviografi.
![]() |
| I poligoni di Thiessen (qui due rettangoli) |
I due rettangoli risultanti sono i due poligoni di Thiessen: ogni punto appartenente ad uno dei due poligoni (rettangoli) di Thiessen e' piu' vicino al suo pluviografo che all'altro pluviografo. Ovviamente i punti della mediana sono equidistanti dai due pluviografi.
Quindi potremmo (ragionevolmente) dire che tutti i punti del poligono di Thiessen di sinistra hanno ricevuto +5 mm di pioggia. Mentre tutti i punti del poligono di Thiessen di destra hanno ricevuto +15 mm di pioggia.
Per chi non e' ingegnere, ma matematico puro, diro' che i punti della mediana hanno ricevuto (+5 +15) / 2 = +10 mm di pioggia.
Se di pluviografi ce ne sono molti, la figura dei poligoni di Thiessen diventa piu' figa:
![]() |
| Esempio con piu' poligoni di Thiessen |
Dove ogni segmento e' la mediana di una congiungente due pluviografi. I nostri amici meteorologi chiamano ognuno di questi poligoni di Thiessen col nome di topoieta.
Ed a noi ingegneri col pallino della sismica che ce ne viene?
Bah... il passatempo che segue, per dire.
Disegnamo le regioni d'Italia:
![]() |
| L'Italia e le sue regioni amministrative |
Poi prendiamo le zone sismogenetiche del Modello ZS9, disegnamole avendo cura di segnare i baricentri areali (centroidi) delle varie zone:
![]() |
| Le zone sismogenetiche del Modello ZS9 |
Montiamo le zone sismogenetiche sulle regioni d'Italia:
![]() |
| Regioni, zone sismogenetiche e centroidi |
E teniamoci per semplicita' visiva solo l'Italia con i centroidi:
![]() |
| Regioni e centroidi "sismogenetici" |
Costruiamo il piu' piccolo involucro "quasi-convesso" che contenga l'Italia e tutti i centroidi (in realta' e' l'unione dei piu' piccoli involucri convessi costruiti separatamente per l'Italia e per i centroidi):
![]() |
| Involucro quasi-convesso d'inviluppo |
Prendiamo solo questo involucro convesso e i centroidi...
![]() |
| Involucro quasi-convesso e centroidi sismogenetici |
e disegnamo i poligoni di Thiessen:
![]() |
| Finalmente i poligoni di Thiessen per i centroidi |
Se montiamo i poligoni di Thiessen sull'Italia possiamo vedere per ogni localita' quale sia il centroide piu' significativo:
![]() |
| Poligoni di Thiessen montati sulle regioni d'Italia |
ovvero la zona sismogenetica deputata a essere la piu' influente:
![]() |
| Regioni, zone sismogenetiche e poligoni di Thiessen per l'Italia |
Se il caldo non mi uccide vedremo in futuro qualche idea per applicare tutto cio' al Metodo di Cornell. Ovviamente con la dovuta grazia.
P.S.: di AdB Toolbox ne ho gia' parlato su POA. Lo potete scaricare assieme ai file in formato shape qui usati, direttamente dal Portale Cartografico Nazionale.
I SALUTI DI POA
Si chiude qui il sesto anno di POA (il 1° post!).
E' arrivato il momento di staccare un po', almeno per onorare l'estate.
Ringrazio tutti i lettori, i commentatori, i suggeritori anonimi e quelli occulti. Ringrazio tutti.
Un abbraccio sincero a Marco, se lo merita.
Vi auguro la piena salute, un po' di riposo del guerriero, e quindi di ripartire alla grande con i Vs. progetti.
Le Premiate Officine Antisismiche chiudono per ferie. Si riapre con grandi propositi (e con Marco) il prossimo 15 SETTEMBRE.
Vi aspetto.
Vs. POA

Ah... il gadget: consiste nella serie di puntate su La saldatura di qualita' scritta da Marco Torricelli per POA che sara' inviata subitissimo via posta elettronica in un unico file 'pdf' a tutti i lettori "registrati".
No english version for this post... sorry.
sabato 20 luglio 2013
[166°] LA PROTEZIONE E LA RIPARAZIONE DELLE STRUTTURE DI CALCESTRUZZO - II
Certe volte penso che potrebbe proprio cambiare tutto. E sarebbe un peccato se tutta questa energia ci venisse incontro con uno scoppio, anziche' con un moto laminare.
Via subito a...
LA PROTEZIONE E LA RIPARAZIONE DELLE STRUTTURE DI CALCESTRUZZO (seconda puntata)
Il Piano della Qualita' - di Marco Torricelli
Marco mi aveva promesso un PQ. Ed eccolo puntuale in questa seconda puntata sulla protezione e la riparazione delle strutture di calcestruzzo.
PQ sta (ovviamente) per Piano della Qualita': mi pare un interessantissimo esempio, una specie di entry point per tutti coloro che come me vivono questo tipo di approccio alla progettazione come un qualcosa di decisamente nuovo.
Molti progettisti (credo) faticano non poco a trasferire i loro lavori da un piano quasi artistico (o non formale) ad un altro decisamente standard e orientato al controllo.
Potrebbe essere pero' il luogo del connubio tra l'arte del ben progettare e il pragmatismo a volte esasperato del cantiere.
Fate un poi Voi.
Ma mi raccomando: sempre un occhio a bilanciare le (poche) risorse a disposizione.
In attesa dell'ultima puntata del vulcanico Marco (ti basta un super grazie?) vi auguro altri 15 giorni di proficuo lavoro.
Vs. POA
Le altre puntate: 1 - la norma EN 1504
[ 165°] PROTECTION AND REPAIR OF CONCRETE STRUCTURES - 2nd part
No english version for this post... sorry.
Via subito a...
LA PROTEZIONE E LA RIPARAZIONE DELLE STRUTTURE DI CALCESTRUZZO (seconda puntata)
Il Piano della Qualita' - di Marco Torricelli
Marco mi aveva promesso un PQ. Ed eccolo puntuale in questa seconda puntata sulla protezione e la riparazione delle strutture di calcestruzzo.
PQ sta (ovviamente) per Piano della Qualita': mi pare un interessantissimo esempio, una specie di entry point per tutti coloro che come me vivono questo tipo di approccio alla progettazione come un qualcosa di decisamente nuovo.
Molti progettisti (credo) faticano non poco a trasferire i loro lavori da un piano quasi artistico (o non formale) ad un altro decisamente standard e orientato al controllo.
Potrebbe essere pero' il luogo del connubio tra l'arte del ben progettare e il pragmatismo a volte esasperato del cantiere.
Fate un poi Voi.
Ma mi raccomando: sempre un occhio a bilanciare le (poche) risorse a disposizione.
^ ^ ^
In attesa dell'ultima puntata del vulcanico Marco (ti basta un super grazie?) vi auguro altri 15 giorni di proficuo lavoro.
Vs. POA

Le altre puntate: 1 - la norma EN 1504
No english version for this post... sorry.
lunedì 1 luglio 2013
[165°] LA PROTEZIONE E LA RIPARAZIONE DELLE STRUTTURE DI CALCESTRUZZO
Lo noto anch'io: sto perdendo colpi. Purtroppo non tutte le ciambelle riescono col buco. Certe volte ci si ritrova solo col buco...
Un pensiero di cuore agli abitanti della Toscana, in attesa di poter raccogliere i dati su quello che sta succedendo li'.
Ma ora vi giro un regalo del solito Marco. Un quanto di conoscenza, in piu'.
LA PROTEZIONE E LA RIPARAZIONE DELLE STRUTTURE DI CALCESTRUZZO (prima puntata)
La norma EN 1504 - di Marco Torricelli
Un pensiero di cuore agli abitanti della Toscana, in attesa di poter raccogliere i dati su quello che sta succedendo li'.
Ma ora vi giro un regalo del solito Marco. Un quanto di conoscenza, in piu'.
LA PROTEZIONE E LA RIPARAZIONE DELLE STRUTTURE DI CALCESTRUZZO (prima puntata)
La norma EN 1504 - di Marco Torricelli
Non so
perché, ma la norma EN 1504 mi affascina. Sarà per il suo carattere
organico, sarà per la sua completezza. Quello che è certo è che mi
sono proprio divertito a studiarla nelle sue parti.
Quella
che presenterò qui è una sintesi del piano della norma e un
tentativo di predisporre qualche spunto applicativo per la pratica di
tutti i giorni. Ma andiamo per ordine.
Per
prima cosa diamo un nome alla norma, o meglio alle sue parti.
La
serie EN 1504 “Prodotti e sistemi per la protezione e la
riparazione delle strutture di calcestruzzo - Definizioni, requisiti,
controllo di qualità e valutazione della conformità” è
costituita da 10 parti e tratta, come indicato dal titolo, della
protezione e riparazione di elementi in calcestruzzo (strutturali e
non strutturali).
Le parti della norma
sono le seguenti:
EN 1504-1
“Definizioni”;
EN 1504-2 “Sistemi
di protezione della superficie di calcestruzzo”;
EN 1504-3
“Riparazione strutturale e non strutturale”;
EN 1504-4
“Incollaggio strutturale”;
EN 1504-5 “Iniezione
del calcestruzzo”;
EN 1504-6
“Ancoraggio dell’ armatura di acciaio”;
EN 1504-7
“Protezione contro la corrosione delle armature”;
EN 1504-8 “Controllo
di qualità e valutazione della conformità”;
EN 1504-9 “Principi
generali per l utilizzo dei prodotti e dei sistemi”;
EN 1504-10
“Applicazione in opera di prodotti e sistemi e controllo di qualità
dei lavori”.
Se
vogliamo iniziare a capirci qualcosa dobbiamo iniziare a leggere la
parte 9 (non la parte 1). La prima cosa che ci dice questa
norma è che dobbiamo partire col piede giusto e che per farlo è
necessario predisporre un progetto degli interventi di protezione e
riparazione che andremo ad attuare.
L’iter
progettuale è semplice a dirsi, ma un po’ meno a farsi:
- Prima di tutto è necessario valutare le condizioni della struttura attraverso anche la sua conoscenza storica sia progettuale che realizzativa, anche per capire come legare il suo stato attuale con l’uso che se n’è fatto nel tempo.
- Poi si deve procedere con lo studio delle cause del degrado. Senza questo passaggio non è possibile stabilire l’intervento necessario per la protezione o riparazione.
- Poi è la volta di stabilire la strategia manutentiva. E’ possibile ad esempio che si scelga di ricostruire la struttura oppure di rafforzarla. E così via.
- Entrando nel vivo del progetto si arriva alla scelta del/i principio/i e del/i metodo/i da cantierizzare. La norma prevede 11 principi (6 riguardano il calcestruzzo e 5 l’acciaio d’armatura) e 43 metodi. I principi rappresentano il fine a cui si vuole tendere (es. “ripristino del calcestruzzo”) mentre i metodi rappresentano gli interventi necessari al soddisfacimento dei relativi principi (es. “spruzzo di calcestruzzo o malta”). Ogni metodo è normato da una parte della EN 1504. Quando si deve progettare un intervento è possibile vengano coinvolti più principi e più metodi contemporaneamente come vedremo nell’esempio più avanti.
- Dopo aver stabilito gli interventi da compiere si devono definire i materiali da impiegare e
- i requisiti di manutenzione dopo gli interventi di protezione e riparazione.
Et
voilà. Il progetto è completo. Facile no? No, non è facile neanche
un po’. E’ piuttosto impegnativo e richiede certamente una buona
preparazione nel settore del calcestruzzo.
Il
progetto dell’intervento infatti deve contenere informazioni al riguardo
della
- preparazione del supporto e dell’armatura;
- l’applicazione di prodotti e sistemi;
- il controllo qualità;
- la manutenzione post intervento.
Per
stabilire questi aspetti deve essere utilizzata la parte 10
della norma. In base ai metodi che si vogliono adottare vengono
definite le prescrizioni minime riguardanti i punti di cui sopra. In
particolare la norma richiede la redazione di un “Piano della
Qualità” in cui si deve dare evidenza della corrispondenza tra
l’intervento e il progetto. Per il controllo qualità
dell’intervento, la norma fornisce chiari e dettagliati riferimenti
da applicare nelle varie fasi dell’intervento relativamente a:
- condizioni del supporto;
- accettazione die prodotti;
- esecuzione dell’intervento;
- condizione finale dell’intervento.
Adesso
proviamo a ragionare su un esempio concreto. Prendiamo uno dei tanti
condominii che sono nelle nostre città. Di quelli con i balconi
tutti sgangherati e con i ferri a vista. Supponiamo, dopo le
nostre indagini, di avere scoperto che l’origine del degrado sia lo
scarso copriferro associato ai fenomeni di carbonatazione. Supponiamo
anche di aver verificato che gli attuali ferri sono insufficienti e
anche che la sezione del solaio sia al limite.
In attesa della prossima puntata (il piano ne prevede tre) non mi resta che dire un grosso grazie a Marco ed a voi augurvi 15 giorni di proficuo lavoro.
Vs. POA
[ 165°] PROTECTION AND REPAIR OF CONCRETE STRUCTURES
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Decidiamo
allora di seguire i seguenti principi/metodi:
Principio
|
Metodo
|
EN
|
Controllo aree anodiche
|
Rivestimento attivo dell’armatura
|
7
|
Rafforzamento strutturale
|
Aggiunta di barre annegate in
fori preformati o realizzati al trapano
|
6
|
Ripristino del calcestruzzo
|
Spruzzo di calcestruzzo o malta
|
3
|
Conservazione o ripristino della
passività
|
Aumento del copriferro con
aggiunta di malta o calcestruzzo
|
3
|
Protezione contro l’ingresso
|
Impregnazione
|
2
|
Il
progetto dunque si baserà su questi principi/metodi. Andremo poi a
prescrivere prodotti conformemente alle norme EN 1504 di pertinenza
(parti 7, 6, 3, 2). In particolare si ricorda che tali prodotti
devono essere marcati CE.
La
preparazione del substrato dovrà essere conforme al prospetto 2
della EN 1504-10 e in particolare prevedere la rimozione del
calcestruzzo ammalorato e la successiva pulizia della superficie.
Anche i ferri devono essere puliti (sui metodi di pulizia si veda
sempre la parte 10 della norma). Dovranno essere date indicazioni
sull’applicazione dei prodotti passivanti sulle barre di armatura e
sul getto del calcestruzzo secondo il prospetto 3 della norma
1504-10. Infine dovrà essere preparato un piano dei controlli per
monitorare l’intervento conformemente al prospetto 4 della norma EN
1504-10. Tale piano, volendo rispettare appieno la norma, sarà
parecchio oneroso.
Nella
prossima puntata si cercherà di affinare un esempio di Piano della
Qualità e di un Piano dei controlli sulla base dell’esempio appena
esposto.
Come a suo tempo per le saldature, mi pare che Marco abbia aperto un'altra porta su un mondo altrettanto interessante (quanto indispensabile conoscere).
^ ^ ^
In attesa della prossima puntata (il piano ne prevede tre) non mi resta che dire un grosso grazie a Marco ed a voi augurvi 15 giorni di proficuo lavoro.
Vs. POA

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